Valentino Zeichen #4 e la Casa del Poeta

Il punto focale di questo mantra legato a Valentino Zeichen è senza dubbio La casa del Poeta, la baracca dove ha vissuto per più di cinquant’anni. La casetta al Borghetto Flaminio era minimale : appena 12 metri quadrati, un tavolo bianco, una sedia, una stufa a legno per l’inverno, due brande. La porta proveniva da qualche altro alloggio. Sulla parte interna aveva attaccato una mappa della città di Roma. Dopo la scomparsa di Zeichen, questo luogo ormai mitico, è diventato il cuore del progetto “La Casa del Poeta”. Un’iniziativa a salvaguardia di un simbolo, portata avanti dalla figlia di Zeichen, Marta (intervista nel video qui sotto), da Emanuele Marchetti e Sacha Piersanti, in collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza. La sua poesia era essenziale, lui stesso diceva di “accorciare versi come le unghie dei piedi”. Tracciando il percorso, in questo viaggio alla sua scoperta, la prima parola che mi viene da accostare a lui, è una parola che si trova dentro al suo cognome Zeichen, ZEN. Ed è così che comincio ad avere la prima risposta alla domanda: perché il mantra su Valentino Zeichen? Perché inseguire e studiare questo poeta e non altri? Perchè incarna uno spirito che è un tutt’uno con la poesia e cioè la mentalità Zen. Leggo poesie lunghissime, definite tali, soprattutto nella poetica moderna, ma ritrovo la poesia nei versi brevi come un sospiro, un soffio di vento, un’immagine. Tutto è estremamente veloce e futile, ma se in pochi versi si racchiude un universo, un’anima anche la velocità diventa piacevole.

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