Nei primi scritti nonostante la volontà di Zeichen di ispirarsi al surrealismo possiamo definire la sua poetica a metà strada tra il crepuscolarismo e appunto la corrente di Mirò e Breton. Così si definisce nel 1974 in Area di rigore: “verso la conclusione, smantellando ogni connessione, dimetto ogni nozione. Vorrei risorgere, evadere, diffondere, trattenerlo per far supporre l’impossibile a chi è fuori di me. Difatti l’essere che traduco non è più nulla dei modi del sentito dire, un atomo per la pace, riprodotto in scala alle esposizioni, eccovi un particolare universale del mio sapere inesprimibile”. Sembra un chiaro corteggiamento al surrealismo, all’istinto, alla disconnessione. Un dato incontrovertibile è la sua tendenza alla sperimentazione, alla ricerca di un nuovo linguaggio che si adatti alle proprie corde.
Iniziò così il suo primo libro Area di Rigore nel 1974:
Terapia contro il mal di testa e fascino del mondo subacqueo.
Specchiarsi in una tinozza lasciando che l’acqua porti la testa sulle piccole onde – poi mescolare la propria immagine per alcuni minuti, quindi arrestare il gorgo e lasciare che la testa si ricomponga nell’acqua stessa – distoglierla e gettare l’acqua affinché non ne riformi una identica, con il rischio di venire additata al boia.
Area di Rigore, Valentino Zeichen


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