Giorgio Patrizi definì i personaggi di Zeichen vicini psicologicamente a certi romanzi di Malerba e Celati. Ma chi era Celati? E cosa contraddistingueva i personaggi dei suoi romanzi? Gianni Celati, purtroppo è deceduto questo mese, il 3 Gennaio, all’età di 85 anni. Laureatosi in letteratura inglese alla fine degli anni sessanta, scrive su alcune riviste dell’epoca ed effettua le prime traduzioni di romanzi. Nel 1971 pubblica il suo primo romanzo: Comiche.
Il protagonista del libro è l’insegnante Otero Aloysio, che con tutta la pesantezza scolastica addosso, in un luogo non ben precisato, tiene sotto dettatura di voci notturne un diario delle persecuzioni subite: tre maestri elementari, Bevilacqua, Mazzitelli e Macchia, lo tormentano per fargli sposare la direttrice Lavinia Ricci, un donnone che mostra un debole per lui; tutt’intorno una folla di personaggi, complici dei tre maestri, ognuno con un tic o una mania. Subito l’anno dopo esce con Le avventure di Guizzardi direttamente ispirato alle farse del cinema muto, è l’avventura comica e senza redenzione d’un personaggio lunare, perso nei giorni infernali della demenza quotidiana. Un racconto epico e giullaresco in lode del gusto di “far parlamenti”, ossia d’un parlare che sia già in sé un favolare, accompagnandoci all’interno di un moderno viaggio dantesco. Le avventure di Guizzardi è un libro che devo assolutamente leggere. Il livello di grandezza di questo scrittore, post mortem paragonato al fotografo Luigi Ghirri (forse il miglior fotografo italiano del secolo scorso) e ricordato anche dal ministro della Cultura: Franceschini come “un grande intellettuale del Novecento”. A conferma di tutto ciò l’amicizia con Italo Calvino raccontata nel 2011 da Celati: «quando Calvino veniva in Italia da Parigi, per andare a lavorare da Einaudi, una settimana al mese, mi telefonava tutti i giorni e ci scambiavamo idee. Io avevo la borsa di studio a Londra e viaggiavo con una macchina scassata: un camion mi aveva tamponato e la portiera mi arrivava fino alla spalla. Ma con quella macchina andavo avanti e indietro una volta ogni tre o quattro mesi e, passando da Parigi, mi fermavo a dormire da Calvino».


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