Valentino Zeichen #25, il Manierismo e Giordano Bruno

Proseguendo la lettura del libro di Valentino Zeichen, Area di rigore le poesie si fanno criptiche, quasi fatico alla comprensione, come un quadro di Picasso. La critica dell’epoca sostiene che Zeichen faceva del manierismo un gioco di piacere. Cos’è il manierismo? È un movimento che si fonda nel 1500 con esponenti tra cui Bembo, Tasso e Bruno.  Le modalità espressive del Manierismo concedono allo scrittore la possibilità di esprimersi più liberamente, non dovendo più seguire quell’ossessione per la misura, che inevitabilmente restringeva i limiti dell’invenzione artistica. Nelle opere si respira un sentimento di irrequietezza.  Giordano Bruno caratterizza ogni personaggio facendolo parlare con un linguaggio specifico: uno di essi segue il modello petrarchista, un altro quello latino delle scuole, altri parlano secondo i codici della filosofia e delle scienze naturali, e da tutto ciò emerge come il vero protagonista dell’opera sia il linguaggio, ma si tratta di uno stile di linguaggio deformato da accumulazioni verbali, termini tecnici, ossimori ed una continua contaminazione tra registri linguistici differenti, tutti elementi che costruiscono una vera e propria parodia del linguaggio stesso cui non sfuggono nemmeno i registri usati nelle funzioni religiose.  Leggendo alcuni tratti del Candelaio di Giordano Bruno (una commedia in cinque atti in cui alla complessità del linguaggio, un italiano popolaresco che inserisce termini in latino, toscano e napoletano, corrisponde l’eccentricità della trama, fondata su tre storie parallele), percepisco un richiamo a Marco Valerio Marziale (ne ho parlato nell’articolo #13) e così a Zeichen.

La statua di Giordano Bruno a Roma, in Piazza Campo de fiori

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