Ogni volta che capitano giornate lavorative come queste, penso a Valentino Zeichen. Non aveva padroni, se non editori. Era padrone della propria vita, seppur invischiato nella battaglia quotidiana della sopravvivenza che per lui era cercare e nutrirsi delle parole. La logica viene meno, ed il talento spella strati di anima fino al cuore e poi spella il cuore. “Il poeta scienziato” così lo ha definito la figlia, un termine maledettamente esatto. Sto concludendo il libro Area di rigore, costellato da poesie surrealiste comprensibili o meno. L’unica cosa che colgo è il ritmo, il taglio sulla tela come Lucio Fontana che scuote l’universo di allora e leggendolo quello di oggi, l’amore e la dovizia per le parole. E in giornate come questa mi chiedo perché ho scelto questa vita, e la risposta è una sola: perché non ho avuto coraggio.
Valentino Zeichen #26 Lucio Fontana e il coraggio
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