Valentino Zeichen #34 e gli Oulipiani

Franca Rovigatti musa di Zeichen nel 1979, lesse le sue poesie al Festival Internazionale di Ostia, ha scritto libri, recitato in teatro e fatto performance di arte visiva. Tra le sue fonti di ispirazione una “grande ammirazione per gli oulipiani”. Chi sono gli oulipiani? Giovedì 24 novembre 1960, nella cantina del “Vero Guascone” si ritrovarono sette amici dagli interessi complementari: matematici che avevano a cuore la letteratura, uomini di lettere con l’amore per le scienze esatte. Era nato l’OULIPO (sigla dell’Ouvroir de Littérature Potentielle); il matematico-scacchista François Le Lionnais l’aveva fondato, lo scrittore Raymond Queneau, autore ancora soltanto di cinque o sei sonetti dei suoi Cent mille milliards de poèmes, aveva immediatamente aderito e con lui gli altri: Jacques Bens, Claude Berge, Jacques Ducheteau, Jean Lescure e Jean Queval.
Fondamentale per Oulipo è il principio del «potenziale», termine con il quale si intende ciò che esiste in potenza nel linguaggio e nella letteratura e che può essere fatto emergere attraverso una serie di restrizioni formali (contraintes) capaci di generare nuove forme e strutture. Così sperimentano attraverso il lipogramma, componimento letterario da cui si omettono intenzionalmente le parole contenenti una lettera dell’alfabeto prestabilita. Ne sono un mirabile esempio La sparizione (1969) di Perec, un romanzo in cui non compare mai la «e», la lettera dell’alfabeto più frequente in francese. Oltre alle costrizioni alfabetiche: lipogramma, tautogramma, palindromo, acrostico, olorimax, tra i metodi utilizzati dal gruppo figurano le restrizioni fonetiche (le alternanze di rime maschili e femminili di Noël Arnaud), sintattiche e lessicali, le ricerche sulle procedure di trasformazione del testo da applicare a materiali esistenti etc Anche Italo Calvino, scrittore interessato ai rapporti tra letteratura e scienza e suggestionato dalle infinite possibilità della combinatoria, partecipò alle ricerche sperimentali dell’Oulipo durante il suo lungo soggiorno parigino, contribuendo poi a fondare nel 1990 la “sezione” italiana che si chiamò Oplepo (Opificio di letteratura potenziale). Con la trilogia Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959) egli può essere considerato il primo vero rappresentante dell’Oulipo semantico, complementare a quello combinatorio. “Un episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure retoriche (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese) giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi, permutando l’ordine delle lettere alfabetiche… Un effetto comico travolgente”. Così definì Umberto Eco, il romanzo tra i più famosi degli Oulipiani, Raymond Queneau in Esercizi di stile.

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